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September 06 Discussione su l'AMORE NON BASTA................
Citazione l'AMORE NON BASTA................ August 29 Discussione su POVERTA'
Citazione POVERTA' July 18 Morte Bando alle frasi fatte. La morte è un pensiero che assilla tutte le persone di questo mondo. siano credenti, scettici, materialisti, superficiali.. Tutti ci rendiamo conto che dobbiamo morire e pochi vedono troppo positivamente questa eventualità (che poi tale non è ma certezza) perchè? la morte è la minaccia alle potenzialità della nostra persona. è il termine ultimo di consegna a noi stessi delle nostre soddisfazioni, l'ultima occasione di sentimenti (terreni) il mio bijou però mi ha ricordato giustamente che la morte è anche una sorta di opportunità difficile questa interpretazione? infatti è la mia... opportunità nel senso che ci è concesso di vivere fino alla morte... SCUSATE tutti per la banlità.. ma non è poco. la morte allora rinchiude in sè la vita stessa e tutto ciò che in cui si manifesta. la morte è quel termine incalzante che dovrebbe permetterci di non prendere sottogamba la vita che dovrebbe imporci un'esistenza sensata, importante, ricercata, finalizzata... è insomma lo scoipo se vogliamo a cui si tende... = ) ora che ho dato di matto torno in qua.. scusatemi tutti = P June 23 Solitudine. Questo è il primo intervento sul blog che scrivo perchè
sentito, perchè mio, perchè è una parte del mio inconscio che decide di
liberarsi... Sapete? Quando la mia prof di italiano alle superiori, volendo ribattere al pensiero di un alunno, disse che la vita è un'esperienza che si porta avanti da soli, sempre ("si nasce soli.. e si muore soli! nessuno è lì a condividere quelle esperienze e come quelle nessuna delle esperienze che le separano"), io ribattei con fermezza che la vita è un cammino che si può benissimo condividere; anche se mai a pieno per i vincoli evidenziati da lei, ma anche altri. La vita è comunque quell'esperienza per cui secondo me è necessario impegnarsi nel condividerla. A quel tempo tutte quelle parole le dissi perchè le pensavo, ed anche se credevo di capire la prof non ero disposto ad accettare tale pensiero. Ma oggi non è più così... comincio non a condividere la filosofia ma certamente a temerla.. La mia vita non è mai stata ricca di periodi di profonda condivisione, anche se l'ho sempre ricercata e spesso in modo sbagliato. Senza annoiare nessuno ammetto con franchezza che in tutta la mia infanzia ho trovato a stento degli amici veri, ma certamente quel periodo non è il più adatto a tal scopo: credo che i bambini abbiano idee confuse sull'identità, propria ma anche di chi sta attorno a loro. Fatto sta che non posso far risalire a date tanto lontane l'instaurazione di un rapporto profondo. I primi bagliori nascono ovviamente alle medie ma... sono sempre qualcosa di diverso da ciò che più avanti intenderò. Ciò che tento di scrivere, nonostante lo schiacciare tasti della tastiera ricacci nel profondo il mio inconscio che ora parla, è che davvero mi manca qualcosa negli ultimi tempi. E ciò che manca sono gli amici veri. Quelli tra cui non esistono maschere perchè non servono e perchè sarebbero inutili. Non servono perchè tanto li mandi a quel paese (l'inconscio mi dice a cagare....) anche cinque volte al giorno ma non cambia nulla. Sarebbero inutili perchè questi son quegli amici con cui pochi sguardi valgon più di molte parole. Quelli con cui ti arrabbi perchè tieni a loro e non perchè li odi. Quelli con cui soprattutto condividi momenti, che anche se sono i più idioti diventano indimenticabili e il bene più prezioso. Oggi non è tutto perso, ma lontano... Degli amici ci sono, ma non c'è spontaneità. Non serenità. Nell'aria, questo vale per me non per chi mi circonda, sento sempre un atmosfera di estraneo e superficiale. Troppe parole vengono dette.. e dimenticate. Pochi silenzi vengono rispettati.. nell'attesa, che questi creano, di capire.. Di certo è anche il mondo che ci chiede di essere ratti e ottusi (traduzione della normale concezione de "dinamici e sicuri") ma io mi chiedo.. se avrò ancora l'occasione... la fortuna.... di guardare negli occhi un amico..... e tacere...... . . . . . . (oppure dire un sacco di boiate sapendo che verranno comprese al di là del suono che producono) A voi! Amici del passato sperato. June 05 incredibile??Giochinoè una cavolata....ma ci fai 4 risate....
Gioca come si deve,e soprattutto non barare. Non leggere in anticipo, ma nell'ordine, punto per punto. Prendi carta e penna. 1.Scrivi i numeri da 1 a 11 in una colonna. 2.A fianco ai numeri 1 e 2, scrivi 2 numeri a tua scelta. 3.Vicino ai numeri 3 e 7, scrivi il nome di una persona di sesso opposto. Non leggere oltre in anticipo, o non funzionerà...Piano piano... NN BARARE,SAREBBE UN PECCATO...!!5. Scrivi 4 titoli di canzoni sui numeri 8,9,10,11. 6.Finalmente, esprimi il tuo desiderio. Qui si trova la chiave del gioco... 1.Devi parlare di questo gioco ad un certo numero di persone (il numero che si trova vicino al 2) 2.La persona in 3 posizione la AMI!! 3.La persona in settima posizione l'apprezzi molto però con la quale nn funziona... 4.La persona in quarta posizione è qualcuno a cui tieni veramente molto. 5.La persona in quinta posizione è quella che ti conosce veramenta a fondo. 6.La persona messa da te in sesta posizione è il tuo porta fortuna. 7.La canzone in ottava posizione è quella che si associa con la persona numero 3. 8.Il titolo in nona posizione è la canzone per la persona in settima posizione. 9.La canzone in decima posizione è quella che meglio svela il tuo spirito. 10.La canzone in 11 è quella che rivela i tuoi sentimenti rispetto alla vita. 11.Scrivi questo gioco nel tuo blog,durante l'ora che ne segue la lettura. Se lo farai,il tuo desiderio si realizzerà. Se non lo farai,succederà l'opposto. Davvero strano,ma pare che funzioni. June 02 il mio compleanno..... mah chissà se siamo davvero tanto predestinati
March 18 AchmedIo stesso dubitavo della moralità di inserire tale video in questo space...
alla fine so che ci sarà gente che lo apprezzerà.. io stesso ho ostentato un sorriso su alcune battute..
ciò che ritengo giusto non dimenticre quando si usufruisce dei video è la gravità degli argomenti trattati.
per cui il video in sè puo ritenersi anche una testimonianza di qualcosa di assurdo....
GRAZIE March 08 scritte supernoiose.. sperando di non dovere pagare i dirittiFede scusa. ma davvero quel messaggio mi ha colpito.. e come i brani di cui non siamo i veri autori ho voluto inserire questa scritta nel blog.
rappresenta un'opera genuina e per questo piacevole. per rendere giustizia al ricordo ho coluto inserire anche la mia rsposta. ma entrambi gli interventi saranno in un attimo cancellati al solo tuo gesto di disapprovazione... ehilà ciao! Sì, in effetti ho notato, è 1 po' difficile beccarsi ormai!! Ho ripreso università, qualcuno mi ha dato della pazza, ma non posso permettermi vacanza dato che ho lasciato indietro 3 esami e ho 4 materie da frequentare... =) Quindi sono un tantino buzy (di nuovo!! in realtà è un circolo, non si finisce mai qualcosa davvero...) come immagino sarai anche tu! Pertanto sono via tutte le mattine tranne giovedì e sabato e quasi tutti i pomeriggi, dato che tra poco dovrei cominciare a far lezione di piano ad una bimba!! Sono strafelice! Almeno per ora... c'è sempre un entusiasmo iniziale! Dunque, mi chiedi del diploma, allora ti interessa sul serio! Grazie, non succede molto spesso! =) Soprattutto che qualcuno mi chieda di raccontare le mie sensazioni, spesso quelle passano inosservate, conta solo il risultato! Ma non è così. In particolare mi dà fastidio quando incontro qualcuno che mi chiede "Allora, com'è andato il diploma?" e io "Bene, bene, sono contenta!" "E cos'hai preso?" "10" ".......e la lode???" aaaaaaaaaaaargh!!! Uffi =) non è mai abbastanza per certa gente eh?! Vabbè, scusa, non sto rispondendo alla tua domanda. Ti avverto sin d'ora che non sarà facile tenere un filo, perchè le emozioni sono state così tante e confuse che farò del mio meglio per dar loro un ordine... l'irrazionale è un mondo complesso...! Spero di non annoiarti, ma d'altra parte me l'hai chiesto tu! =) Il giorno 25 ho cominciato a prepararmi psicologicamente, anche se era già da un bel po' che ci pensavo. Tuttavia prima rimaneva soltanto un concetto astratto per me, e non mi rendevo ancora conto di cosa avrei dovuto fare di lì a poco... Qualche giorno prima ho avuto un momento di lucidità, dopo aver suonato al Fiera in modo non soddisfacente, e ho capito che così non andava. Così sono andata in crisi. Ecco perciò che ho studiato veramente tanto, fino alla fine, arrivando a un picco di 8 ore e mezza (cmq in generale son stati 3 mesi intensi). Ovviamente, per un fattore muscolare, è vivamente sconsigliato studiare così tanto pochi giorni prima di un esame, per evitare di arrivare stravolti. In quei casi le braccia non reggono, e la tenuta, in un esame del genere, è essenziale, dato che si tratta di suonare ininterrottamente per 1 ora e 10 il primo giorno, e mezz'ora il secondo. Il 26 mi sono svegliata alle 6, reduce da mille pensieri. Sono arrivata un'ora prima per scaldarmi le mani (infatti avevo un po' di paura che facesse troppo freddo nella sala: fino al giorno prima era morto il riscaldamento in tutto lo stabile!!!), sono venuti un po' di amici, Marius (che hai conosciuto alla mia festa) mi ha fatta ridere, e così la tensione si è un attimo allentata. Poi è entrata la commissione e lì tutto è diventato più reale. Quando poi mi sono avviata verso il pianoforte ho pensato "Caspita, già ci siamo. Ho assistito a tanti diplomi, stando male per gli amici che erano lì a suonare. E ora tocca a me. Dipende tutto da adesso. Nessuna seconda chance." Ho scacciato queste voci dalla testa e ho cercato solo di dirmi, come mi aveva consigliato un amico "Suona per te, suona per il pubblico, trasmetti emozioni, non pensare alle note, sei sola col pianoforte, nessuna commissione in Sala". E ancora adesso, a pensarci mi sembra incredibile. Ero tesa, come al solito avevo la mandibola bloccata, ma non ho tremato come facevo fino ad un anno fa. Sono davveo felice, perchè finalmente credo di aver capito come dominarmi, e posso dirmi soddisfatta di come ho suonato, cosa che succede di rado! Quello che mi chiedo a volte è: sarei in gredo di farlo di nuovo così? Mah, è un mistero... alla fine credo di sì, perchè la concentrazione bisogna trovarla per forza in momenti del genere, e la preparazione, se è salda, non tradisce... Il primo pezzo l'ho suonato col libro, tutto programmato perchè mi conosco, e iniziare a memoria è sempre pericoloso, dato che non si è mai lucidi sin dall'inizio. Infatti nel secondo pezzo, dal quale ho fatto tutto a memoria tranne un pezzettino da 5 minuti (del '900, abbastanza impestato, meglio non rischiare), nel secondo pezzo, dicevo, ho avuto 2 piccoli problemucci. Poi tutto liscio a parte piccole cose che sono normali in un'esecuzione "live". Mentre suonavo non so a cosa pensavo, ero come in trance, non so come spiegare, era una sensazione bellissima, perchè ogni tanto avevo ancora paura di sbagliare, ma in generale sentivo che stavo suonando come volevo, e che ascoltare doveva essere bello. E questa consapevolezza mi caricava ancora di più. Nell'ultimo pezzo, che come giudizio avrebbe pesato abbastanza, ho dato tutto quello che ancora potevo dare, tanto che quando ho finito mi sono alzata barcollando..! E con la gola secchissima, pur avendo bevuto quasi dopo ogni pezzo! Chissà come mai... non immagino come sia per voi fiati! A quel punto, chiaramente, ero al settimo cielo! Non solo avevo fatto 2/3 d'esame, ma era andato anche bene, e me lo dicevano tutti, anche la prof, quindi ero davvero fuori di me dalla gioia, la sensazione più appagante che ci sia sulla Terra (scusa, ti sembrerò esagerata!). Sono rimasta a chiacchierare con gli amici, come se fosse tutto finito, non dando tanto peso al giorno seguente...intanto mi interessava assaporare quel momento tanto atteso. Ho pensato che finalmente potevo non suonare più quei pezzi...premetto che li adoro tutti, li ho scelti perchè mi piacciono, ma dopo averli studiati così tanto nel dettaglio, passaggio per passaggio fino a nota per nota, francamente mi uscivano dagli occhi! Sicuramente sarà capitato anche a te. Pensavo che tutta quella fatica era valsa a qualcosa, che era servito andare da un sacco di professori a farmi sentire, a raccogliere consigli, che era servito registrarmi milioni di volte e riascoltare per sentire che effetto faceva l'esecuzione, ecc ecc... Tanti pensieri sovrapposti, e ce ne sono così tanti! Li scrivo man mano che mi tornano in mente. Scusa, sto scrivendo un sacco, ma mi piace buttar giù tutto quanto di getto, dato che cmq rivivo quel momento e mi resta un ricordo più vivo! Perdonami! non ho proprietà di sintesi =) Quel pomeriggio mi son messa a ripassare il brano del giorno dopo (un concerto di Beethoven per pianoforte e orchestra, nella riduzione per 2 pianoforti) ma in fin dei conti ero serena. Poi però mi ha telefonato la mia insegnante che nel frattempo aveva cambiato umore per vari casini che erano successi ad altri suoi allievi, e così si è sfogata con me, dicendomi anche che avrei dovuto fare molta attenzione, che da quel Concerto dipendeva tutto l'esame di quel giorno. Alla fine della telefonata ho cominciato ad angosciarmi tantissimo, sentendo tutto il peso della responsabilità. E se avessi fatto anche solo un errore? (per errore si intende, nel peggiore dei casi, fermarsi..a quello pensavo) Proprio quel giorno, che ci sarebbero stati tutti i parenti e gli amici? Che figura ci avrei fatto? E via dicendo... Perciò, quello che si prospettava come un pacifico pomeriggio di ripasso dell'essenziale si è trasformato in un frenetico studio di ogni mano separatamente per cercare di aver quanto più coscienza delle singole note da suonare. Alle 10 ho smesso e sono andata a letto. Non ho dormito un granchè, anche perchè stavolta ero già sveglia alle 5 e mezza, e fino alle 8 sono rimasta vigile, ripetendomi involontariamente nella testa tutto il Concerto, quasi nota per nota. E' stato davvero stressante, più o meno come quando non riesci a toglierti di mente un motivetto fastidioso che continua a ronzarti intorno. Finalmente l'attesa è finita, quella mattina però non sono stata la prima a sostenere l'esame, così ho dovuto aspettare una buona mezz'ora!! La tensione ha avuto tutto il tempo di emergere. In tutti si manifesta diversamente. Non so come sia tu prima degli esami: io cammino su e giù, nel caso che debba suonare tremo, più o meno a seconda della durata dell'attesa e dell'importanza della performance. Fino a qualche anno fa facevo un po' paura a chi aspettava con me dietro le quinte, sembravo in piena crisi epilettica, ahahah!! Spero ce non mi capiti più...anche se mi hanno detto che sarà sempre peggio! Per fortuna non ero sola, perchè è la cosa più brutta... Quando sono entrata ero agitatissima... Ma una volta sedutami al pianoforte ho scaricato tutta la tensione (e per fortuna mi ha aiutato il fatto che il pezzo iniziasse con un forte!! hihi, sennò figurati!). Le emozioni sono state più o meno le stesse del giorno prima, a differenza del fatto che, un po' perchè suonando insieme alla mia prof (mi accompagnava con l'altro pianoforte) avevo bisogno di usare più forza, un po' perchè ero più carica di tensione, ho fatto delle facce davvero orribili!!!!!!!!!! Perchè mi aiuta...ahah!! E anche contorcermi... sembra tutta scena, ma in realtà è una specie di modo per: tranquillizzarmi e rassicurarmi; distrarre l'uditorio; sembrare sicura di me. Quando ho fatto gli ultimi accordi (quanto avevo aspettato quel momento!!!) ero davvero felice, con un sorrisone grande così! C'è pure la foto ;) Finito!! Mi è sembrato incredibile... già tutto andato?? Il DIPLOMA?? Andato? Sono diplomata??? ecc ecc... Poi soliti pensieri... Dopo il verdetto sono andata in pizzeria coi miei, e lì pian piano se n'è andata tutta l'adrenalina, e mi è venuto un sonno P A Z Z E S C O!!!! Una volta tornata a casa, tuttavia, non sono andata a dormire: il mio interesse principale è stato riascoltare la registrazione, che son davvero contenta di avere, perchè credo che sia un momento importante della mia vita, anche se è solo l'inizio... Ci saranno difficoltà peggiori, eheh, come ho detto prima, non si finisce mai! Già ad aprile ci son un paio di cosette importanti, eh già... Infatti già il giorno dopo se n'è andato un po' di entusiasmo e mi son trovata depressa, senza nulla da fare!! E così il giorno dopo ancora sono tornata a lezione all'università e a far lezione insieme al mio compare violoncellista! Ora sono iscritta come tirocinante... Chissà, ti avrò detto tutto? Ahah, immagino che ti sarai
spaventato e d'ora in poi non mi chiederai più niente. Se invece eri
davvero curioso, beh, credo di aver saziato la tua sete di sapere. In
caso contrario chiedimi tu qlcs che magari mi è sfuggito e che può
interessarti! A me fa piacere parlarne.
Ciauuuuuuuuuuu =)
FedeSecondo me si riconosce immediatamente uno scritto frutto di passione ed emozioni, uno scritto in fondo vissuto da qualsiasi altro. Perchè devo confessarti che è stato affascinante leggere il resoconto... A questo punto però confesso che non ho molto da chiederti, anzi hai soddisfatto pienamente le mie richieste =).. Al massimo sarebbe carino ascoltare le registrazioni ma credo che anche quelle prima o poi saranno rese pubbliche ed io so aspettare. =D Solo una cosa... Vorrei in qualche modo apporre un tributo.. ma non parlo di commenti.. Vorrei confermarti che so cosa si prova - forse anche per questo mi ha fatto picere scorrere il racconto - nel vivere un sacrificio continuo e nel assaporarne inaspettatamente (perchè in fondo siamo pessimisti) i frutti squisiti. E forse non la vivo nemmeno in un modo così diverso.. Mi ha colpito infatti la parte riguardante i consigli.. perchè vedi, io più che per la musica posso parlare per l'atletica dove ho avuto le maggiori soddisfazioni, i risultati migliori li ho avuti quando non avevo nessuno accantoQunado gareggiavo per me stesso e basta. quando qualcuno si aspettava da me grandi cose certo, mna in fondo la singola gara la prendevo come un sfida totalmente personale... ma senza l'ansia della sfida.. non so se comprendi. per dire: le due gare migliori le ho fatte senza che nessuno dei miei allenatori fosse lì presente. quindi quelli che avevano investito in me e che ci tenevano non c'erano... ma sto divagando e l'importante viene ora. quello che volevo trasmetterti erano le sensazioni. come a dare conferma delle tue. si è tipo in trance. si ha un altro livello di percezione, molto sofisticato e rilassato al tempo stesso. vedi, il salto in alto è molto simile ad un esecuzione musicale. ogni passo è come una armonia che dev'essere suonata con la giusta posizione ed intensità, e non sto scherzando. e ciascuno prepara il successivo verso lo stacco finale. dove esplode la maestosità della composizione. ed è vero quello che hai scritto. è difficile di spiegare ma in quei pochi attimi a disposizione per ogni movimento riesci a percepire un sacco di cose, capire dove potrebbero andare male e correggerle in anticipo. è d'avvero la sensazione più gratificante in assoluto che abbia mai provato. e come un virtuoso, nel salto in alto devi ripetere la medisima esecuzione con difficolta crescente, alla ricerca della perfezione in fondo irragiungibile. ma proprio in quegl'attimi così vicina. una consolazione ed un avvertimento che voglio darti sono questi: è difficile mantenere uno status del genere. secondo me è lì che agisce il genio e la dote di natura. finchè uno non prova quei momenti di trance non sa nemmeno quanto sia difficile. però ti assicuro che oltre alla preparazione che non può mancare (per sapere posizioni intensità timbro e riconoscere nel mentre l'evoluzione dell'esecuzione sapendo in ogni istante cosa c'è stato c'eè e ci sarà [a parlo della performance e non di abbracciare il divino]) la questione, nel momento del dare i frutti si basa molto su quel status che secondo me va ricercato. ogni volta però sarà diversa la sensazione nelle sue sfumature e nel processo che serve a raggiungerla; e se da un lato questo rende ancora più difficile il tutto dall'altro ti assicura che sarà sempre un'emozione imperdibile ed ineguagliabile. spero di non averti annoiata io questa volta. ma mi ha fatto piacere che tu mi abbia reso partecipe.. e leggere quelle parole così ricche di dedizione mi ha rievocato vecchissimi ricordi. = P Ti faccio ancora i complimenti. sapendo quanto sia difficile e stupendo al tempo stesso riuscire dove tu sei riuscita. A presto January 25 come è faticoso "imparare ad insegnare"...LETTERA DEL SANTO PADRE Cari fedeli di Roma, ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il problema dell'educazione. Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale. Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande "emergenza educativa", confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una "frattura fra le generazioni", che certamente esiste e pesa, ma che è l'effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori. Dobbiamo dunque dare la colpa agli adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educare? E' forte certamente, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita. Cari fratelli e sorelle di Roma, a questo punto vorrei dirvi una parola molto semplice: Non temete! Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l'accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell'ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell'uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale. Quando però sono scosse le fondamenta e vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così, in concreto, aumenta oggi la domanda di un'educazione che sia davvero tale. La chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli; la chiedono tanti insegnanti, che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole; la chiede la società nel suo complesso, che vede messe in dubbio le basi stesse della convivenza; la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. Chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una nuova possibilità di bene. Cari fratelli e sorelle, per rendere più concrete queste mie riflessioni, può essere utile individuare alcune esigenze comuni di un'autentica educazione. Essa ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall'amore: penso a quella prima e fondamentale esperienza dell'amore che i bambini fanno, o almeno dovrebbero fare, con i loro genitori. Ma ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore. Già in un piccolo bambino c'è inoltre un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni. Sarebbe dunque una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita. Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, nonostante le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla capacità di soffrire, e di soffrire insieme. Arriviamo così, cari amici di Roma, al punto forse più delicato dell'opera educativa: trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. Il rapporto educativo è però anzitutto l'incontro di due libertà e l'educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà. Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano. L'educazione non può dunque fare a meno di quell'autorevolezza che rende credibile l'esercizio dell'autorità. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell'amore vero. L'educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch'egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione. Carissimi fedeli di Roma, da queste semplici considerazioni emerge come nell'educazione sia decisivo il senso di responsabilità: responsabilità dell'educatore, certamente, ma anche, e in misura che cresce con l'età, responsabilità del figlio, dell'alunno, del giovane che entra nel mondo del lavoro. E' responsabile chi sa rispondere a se stesso e agli altri. Chi crede cerca inoltre, e anzitutto, di rispondere a Dio che lo ha amato per primo. La responsabilità è in primo luogo personale, ma c'è anche una responsabilità che condividiamo insieme, come cittadini di una stessa città e di una nazione, come membri della famiglia umana e, se siamo credenti, come figli di un unico Dio e membri della Chiesa. Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l'immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il bene ma spesso anche per il male. La società però non è un'astrazione; alla fine siamo noi stessi, tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno. C'è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società, a cominciare da questa nostra città di Roma, diventi un ambiente più favorevole all'educazione. Vorrei infine proporvi un pensiero che ho sviluppato nella recente Lettera enciclica Spe salvi sulla speranza cristiana: anima dell'educazione, come dell'intera vita, può essere solo una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini "senza speranza e senza Dio in questo mondo", come scriveva l'apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell'educazione c'è infatti una crisi di fiducia nella vita. Non posso dunque terminare questa lettera senza un caldo invito a porre in Dio la nostra speranza. Solo Lui è la speranza che resiste a tutte le delusioni; solo il suo amore non può essere distrutto dalla morte; solo la sua giustizia e la sua misericordia possono risanare le ingiustizie e ricompensare le sofferenze subite. La speranza che si rivolge a Dio non è mai speranza solo per me, è sempre anche speranza per gli altri: non ci isola, ma ci rende solidali nel bene, ci stimola ad educarci reciprocamente alla verità e all'amore. Vi saluto con affetto e vi assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, mentre a tutti invio la mia Benedizione. Dal Vaticano, 21 gennaio 2008
Due risate e no..
January 15 speme...ultimamente sembra che crescere significhi perdere la speranza nelle persone (quando scrivo sembra intendo che a me pare così e se scrivo speranza intendo anche fiducia)..
questo perchè mi capita di vedere persone a me care e con cui ho condiviso una parte, anche se piccola, del mio cuore comportarsi nei modi da parte mia più inaspettati.
capita che persone che credevo mature agiscono in modo gravemente nocivo (in generale, per tutti [socialmente nocivo?]); ragazzi che credevo sinceri non si fidino di me ed agiscano quindi alle mie spalle (penserete: e tu come lo sai??? perchè gli amici io li conbosco e capisco molto di ciò che non dicono [sottolineo che per me son sempre amici =-)..] oppure perchè come disse una persona per me molto importante:<<..you can see what other people can't..>>); confidenti che credevo coscienziosi si comportino in modo imprudente e ridicolo; individui che pensavo immuni dalla superadditiva stupidità della gente cerchino il conformismo e magari la leadership di tali pecorone. e mi fermo qui!!
allora comincio a pensare: ma perchè tante cose tristi??? perchè devo scoprire costantemente certi lati nelle persone?? davvero la crescita porta ad una coscienza così deprimente?
ma più ci penso e più ricordo che in fondo certe delusioni ci son sempre state... ditemi se sbaglio (pensate spero che qualcuno legga questo misero intervento... illuso!!!!) ma secondo me anche i bambini manifestano a volte tali comportamenti. di certo ai bambini non diamo peso se lo fanno perchè mancano ancora della totale volontà dei comportaenti..
ma questo (secondo me) semplice e scontato ragionamento ha delle implicazioni importanti. significa che il mio solito chiedermi:"ma è colpa mia??" sfocia nella certezza che semplicemente certe persone non si evolvono più di tanto, non dico che non crescano o non maturino perhè ancora CREDO in ciascuno di loro ma.... mi accorgo che ciclicamente elimino (in realtà vengo anche eliminato da) troppi rapporti..
lo so che esiste la linea di pensiero che la cosa è naturale e che guai se non accadesse ma...
LA SPERANZA:mi capite??
se davvero la mia speranza non è cancellata dalla crescita io continuo ad averne ed allora vorrei che le persone abbiano certi atteggiamenti: responsabilità, prudenza (limitata), coscienza, consapevolezza, rispetto, compassione nel senso di condivisione dei sentimenti e dei pensieri altrui, solidarietà, umiltà e senso di disciplina (forse il meno importante)...
lo so! il mio scrivere significa in poche parole che vorrei le altre persone simili a me o cmq che voglio impormi.. ma secondo me i pochi (ce ne sono molti molti molti molti di più [se non ne trovate significa che non c pensate troppo]) valori suscritti sono il minimo per dare senso alla vita.
mi chiedo infatti sempre come si fa a rispettare tutti gli altri ugualmente importanti senza i primi: amicizia, sincerità, disponibilità, amore, famiglia, salute, anche carriera, successo, fama, ecc..
per concludere questo che non è altri che uno sfogo pondera inserisco le domande a cui vorrei risposta...
Ha senso quello che ho scritto?
scomponendo:
dov'è che sbaglio?
dove finirà in caso la mia speranza?
è giusto ignorare questi pensieri?
perchè si cerca di vivere secondo me senza dare un senso (che poi equivale a dare importanza e quindi a stare bene)?
com'è possibile far capire a certe persone mature che il SACRIFICIO senza per forza contropartita è la più grande virtù?
questo è il riassnto di tutti i valori.. perchè per metterli in atto serve fatica. e vi garantisco che quando viene ripagata si è fortunati.
forse questa lettera in fondo non è che questa..
la ricerca di una contropartita alla mia fatica!
(prego di perdonare l'ardire delle mie parole e la sfacciataggine nonchè l'estrema presunzione dei presupposti)
Che la speranza non scompaia chè il mondo scomparirà con lei... |
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